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ago 28

La Germania non vuole investire all’interno. Ecco perchè

bce-620x372La Germania non vuole investire all’interno: non solo per ragioni demografiche ormai consolidate, ma soprattutto per non dover ricorrere a nuova immigrazione. Accompagna così il declino del numero dei suoi abitanti, che considera ineluttabile, programmandosi un futuro da rentier.

La Germania ha fatto dell’euro uno strumento di straordinaria tutela del suo modello produttivo export-led, dentro e fuori l’Europa. Il riequilibrio all’interno dell’Unione, attraverso un sistema di trasferimenti a suo carico, è impensabile. I vincoli posti ai bilanci pubblici bloccano anche gli investimenti che potrebbero portare ad una migliore crescita, sono inibiti dal Fiscal Compact.

Il Presidente americano Donald Trump chiede con insistenza un riequilibrio delle partite commerciali: verso il Messico ed il Canada, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, la Germania. L’America non può continuare ad essere il mantice che alimenta a debito la crescita mondiale.

La Cina non aumenta le sottoscrizioni dei titoli del Tesoro americano, il Giappone ne vende, la Russia ha liquidato le sue posizioni, l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo non hanno più petrodollari da reinvestire.

L’America ha bisogno di un dollaro in salute, per raccogliere i capitali che servono a coprire le emissioni di Treasury ed il disavanzo commerciale.

Ora, c’è la minaccia di imporre un dazio del 25% sulle importazioni di auto: visto che un nuovo Plaza Accord è impossibile, si minaccia direttamente la distruzione del cuore produttivo della Germania. E’ sicuramente una mossa che ha presa sull’elettorato americano, in vista delle elezioni di mid-term: quello sarà il vero giro di boa. Dopo, qualunque sarà il risultato, c’è solo l’imprevedibile.


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